Andrea Favaretti: Degli oggetti e delle immagini

Dal 8 al 30  settembre 2017


"... Secondo Walter Benjamin l’uomo contemporaneo subisce un processo automatico (o automatizzato) relativo all’esperienza, senza che questa acquisizione abbia bisogno di un’esperienza diretta. In altre parole l’uomo è spettatore e non si accorge di quanto avviene attorno a lui. Già Edgar A. Poe aveva dimostrato, con il racconto “La Lettera rubata”, che collocando l’oggetto interessato (in questo caso la lettera) nella massima esposizione (sopra il ripiano della scrivania) esso risulta invisibile, anche all’attenta ispezione degli investigatori.
Possiamo considerare la Pop Art come un sistema innestato, mediante il procedimento della citazione, al sistema centrale dei mass media, instaurando fra i due sistemi, quello artistico e quello massificato, una perfetta identità ad tempo iconografica, tecnico-formale e comunicativa, con l’adozione non solo delle stesse immagini banali e quotidiane e dei medesimi procedimenti formativi, spersonalizzanti, rigorosi e meccanici propri dei media industriali, ma spingendo simile parallelismo sino alla fase della circolazione, adoperando gli stessi standard quantitativi con sui i media di massa diffondono sui larga scala un’immagine o un prodotto moltiplicati, portandoli a strumenti di arredamento.
06Per aver scelto la bandiera degli States come soggetto di una serie di quadri, a Andrea Favaretti così come a Jasper Johns va il merito di aver reintrodotto il luogo comune nella pittura, da dove era stato cacciato.
Il lavoro della visione di Andrea Favaretti viene sottoposto ad un intenso lavoro di rettifica: l’obiettivo è rivolto ad inquadrare, non già l’incontro del gesto col bianco della tela, come accade nell’Espressionismo astratto, ma l’incontro effettivo, percettivo, e nel caso di Favaretti anche tattile considerato l’ampio uso del melton irrigidito, dell’artista col proprio ambiente, con quella piccola o vasta fetta di realtà che lo circonda. Con l’accorgimento preliminare di considerare tutti i materiali e i modi dell’esperienza ordinaria (la dimestichezza con gli oggetti e il loro uso; la percezione delle immagini artificiali secondo un ritmo oggi congestionato) in termini di potenziale estetico o semplicemente di luogo capace di realizzare un incontro significativo fra l’artista e il suo mondo.
Le opere di Andrea Favaretti sono oggetti, che sono anche immagini e pongono innanzi i loro attributi ottici che hanno qualità diffusive tali da colmare l’intero campo visuale (la bandiera americana) o captanti (il noto logo della Coca Cola): l’artista intende mettere in risalto gli elementi d’immagine contenuti nelle cose.
Anche l’immagine è un oggetto.
A prima vista si riconosce facilmente il soggetto (è una bandiera) ma solo con una seconda lettura si opera l’effettiva scoperta della forma visiva dell’oggetto: nel caso specifico, una superficie rettangolare ricoperta di stelle e di strisce e con accordi di bianco, di rosso, di blu: citando una famosa opera di René Magritte possiamo dire che questa non è una bandiera.
Favaretti è così riuscito a far convergere l’attenzione su una immagine che fino allora avevamo solo scarsamente osservato a motivo proprio della lunga familiarità con essa. È noto come la vicinanza e la frequentazione prolungata abbiano un effetto riduttivo sulla nostra percezione di qualsiasi oggetto: esse finiscono per velarlo, per spingerlo nell’amalgama dell’indistinto (ricordare la lettera di Poe) ..."

(dalla presentazione in catalogo a cura di Manlio Gaddi)

 

 

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