Silvio Natali: presenze

Dal 2 al 31 marzo 2018

Arte Paolo Maffei / via Riello 5" / 35122 Padova

orario dal martedi al sabato ore 9 - 12 e 15 - 19

"... Non è dato sapere come Natali sia giunto alla pittura, si sa di una sua giovanile passione per il disegno, e le sue prime opere paiono essere proprio disegni realizzati prevalentemente in corsia durante le lunghe notti di guardia, disegni dal linguaggio espressionista che hanno gettato solide basi al futuro pittore, caratterizzati da una proiezione intelligente degli stati d’animo soggetti/oggetti nel mondo del lavoro. Silvio Natali ha vissuto il lavoro, medico o pittore, come soddisfazione personale, quindi creazione di uno spazio ed uno spirito d’innata poetica di riflessioni che probabilmente tendeva a capire il multiaspetto di momenti operativi. Voci della coscienza che cicatrizzano le inquietudini delle situazioni sulle anatomie dei corpi e dei visi che assumono tensione di reale.
Una ricerca animata, preservata con fermezza nell’indagine creatrice di un proprio modello artistico e culturale. Benché autodidatta, avendo comunque tutti noi dei riferimenti e dei Maestri, ecco che Campigli, Carrà, Sironi, possono forse essere stati una indicazione storica di scrittura e solo come generico riferimento, perché la pittura di Natali definisce una sua personale faccenda umana di creazione artistica.

Ordinato guazzabuglio
 Ordinato guazzabuglio

Ed è nella sfera del realismo più contemporaneo che il pittore scava la sua migliore efficacia di sensibile poeta dell’umano. Una straordinaria forza psicologica balza dal tratto sagomato della forma del disegno che sollecita la dinamica espressiva della condizione oggettiva.
Natali si inserisce in un solco fondo e dritto, scavato da molti artisti moderni, leggo nei suoi lavori delle citazioni di Cagli, ma anche Morandi e Klee e il cubano Wilfred Lam, anche se Natali nega di averli conosciti artisticamente.
Non discutibile, anzi luminosamente reale e precisa la consapevolezza di Natali d’essere sulla via da lui chiamata giustamente moderna, e che esprime uno dei problemi fondamentali che caratterizzano il nostro tempo: l’identità, pirandelliniamente sviscerata.
Nello stesso fare le sue scelte personali, Natali non ha mai dato segno di confondere o di sovrapporre o d’ibridare o di deformare, sì invece di rendersi conto delle differenze, delle ragioni proprie d’ogni individuazione, anche se non assunta e accantonata.
Data la sua solida preparazione nel disegno è evidente come in tutte le sue opere il “segno” sia alla base del suo lavoro, si veda ad esempio No Way Out (2010) o anche Forse c’era una città ma era solo un dettaglio (2008) o Ordinato guazzabuglio (2016) o Gente di notte (2004). Tutte opere, come afferma l’autore, realizzate senza l’ausilio di un disegno preparatorio, realizzate di getto perché “la tela parla” (Silvio Natali)..."

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