TONO ZANCANARO: vivere pericolosamente
la vita di caserma vista da Tono Zancanaro richiamato alle armi

Dal 2 al 30 novembre 2018

Arte Paolo Maffei / via Riello 5" / 35122 Padova

orario dal martedi al venerdi ore 9 - 12 e 15 - 19

 

"Anche Tono Zancanaro, classe 1906, venne richiamato in quel 1939, anche Tono pittore di grande umanità, mentre gli Stati Maggiori dell’Asse studiavano i piani di guerra, mentre le grandi industrie programmavano l’aumento degli armamenti e gli ingegneri progettavano nuove armi. Anche lui prese il treno alla stazione di Padova, con un fagotto che gli aveva preparato mamma Colomba; anche lui, imprecando (e chi lo ha conosciuto può immaginare come) varcò la porta di una Vivere pericolosamentecaserma dopo un viaggio notturno duro e insonne in una carrozza di terza classe sferragliante e nera di fumo; anche lui, poi, trovò qualcuno che voleva sbatterlo sull’attenti e consegnarli un fucile; metterlo in rango; segnare il suo tempo con i segnali della tromba. E cosa poteva fare Tono se non disegnare la sua disavventura di richiamato nel Regio Esercito? Ora quei suoi disegni sono stati ritrovati e ci testimoniano come un raro documento, un documento immediato e importante, quel tempo folle e disumano. Ma che malinconia, anche, in questi disegni! Che rabbia, anche! Se i miei appunti di allora farebbero sorridere per la loro ingenuità, questi disegni di Tono sono, come la verità, sconcertanti. Non hanno la forza lacerante e cruda di Georges Grosz, ma qualcosa di ancora più tragico perché la loro forza sta nello squallore della caserma, del vuoto di quel tempo, della mancanza di una qualsiasi morale. Chi conosce le opere di Tono nei suoi vari cicli, ritrova qui un Tono inedito: dopo le biciclette e i portici padovani, dopo le Levane, lo stuzzica denti, le Belle in Pra’ le mostruosità del Gibbo, le Brunalbe, le Circi, le Mondine, i Fiori di Loto, i Carusi, le illustrazioni per la Divina Commedia o per La guerra delle salamandre, tutti i mille e mille disegni, incisioni, litografie, ceramiche, vetri incisi, questo Tono soldato è quello che sento più vicino, più vero, più poeta, più testimone di un tempo amaro e triste. A cominciare da quella fotografia dove lo vediamo seduto su uno scalcinato muro di caserma, inerme, il volto tirato e gli occhi non “fissi in avanti” come voleva la posizione dell’attenti, ma pensosi come già vedessero tutte le stragi e le nefandezze della follia fascista. Dietro la sua testa, su una saracinesca, si legge VIVERE PERICOLOSAMENTE e in basso, sulla foto, scritto con la sua calligrafia: Tono pittore/risoldato 1939"

(dalla nota introduttiva di Mario Rigoni Stern)

 
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