Carlo Zara nasce durante la seconda guerra mondiale, il 5 marzo del 1943, mentre il padre milita come ufficiale nell’esercito della Repubblica Sociale Italiana. Ciononostante il 27 aprile 1945 il dramma della guerra colpisce anche la sua famiglia quando il nonno paterno si offre al posto del figlio, che i tedeschi volevano prelevare, e viene ucciso, unendosi così agli oltre 100 civili trucidati nell’alta padovana durante le rappresaglie nazifasciste nei giorni tra il 27 e il 29 aprile del ’45.

Già durante la scuola primaria emerge la sua propensione per l’arte grazie alla vittoria, in un concorso d’arte per bambini, di un suo disegno (un retorico eroe a cavallo). Questo risultato convince il padre a fornirgli costantemente fogli e china necessari per l’esercizio grafico.

Gli anni della giovinezza sono anche gli anni della protesta e dell’impegno politico e sociale all’interno dei movimenti politici della sinistra sessantottina.

Nel ’70 lavora come aiuto regista nel film “Uccidete il vitello grasso e arrostitelo” di Salvatore Samperi, soggetto Carlo Zara come aiuto registadi Dacia Maraini con musiche di Ennio Morricone.

Nella seconda metà degli anni 70 espone, nelle sue prime mostre collettive ed individuali, principalmente disegni a china di satira politica militante (1977- Galleria il Centesimo- Padova- presentazione in catalogo di Tono Zancanaro, 1977/78 – Accademia dei Concordi di Rovigo).

Gli anni ’80 si aprono - unitamente alla crisi familiare- con la fine dell’utopia e l’inizio del disimpegno e Carlo Zara ne prende atto. Giorgio Segato, a commento della mostra civica presso la Galleria di Piazza Cavour del 1985, scrive “il mondo grafico di Carlo Zara si è andato espandendo man mano che il segno ha abbandonato l'intenzione esclusivamente politica per sondare gli spazi interiori dell'immaginazione, gli incubi, le ossessioni, le persistenze dei sogni, la libertà associativa della fantasia, che fonde stimoli esterni a impulsi psichici, tensione sociale e culturale e insorgenza emotiva. La denuncia del disagio esistenziale non riguarda più soltanto alla realtà esterna, in un processo di tesa e raffreddata oggettivazione, ma c'è presa di consapevolezza del coinvolgimento diretto e inevitabile della propria psiche, del proprio vissuto, e il conseguente maturare di una disponibilità ad esplorare, a tastare con "passione" i nuclei espressivi profondi, a lasciarli emergere a coscienza dolorosa dell'esistere, della paura di esistere, per conoscerne i limiti, gli spessori, le radici, per verificarne il rapporto con la realtà circostante e quotidiana”.

La sua espressione artistica non si limita più quindi al “graffio” a china, ma esplora la pittura, prima con l’acquarello e poi con l’acrilico; dalle tavole di satira politica passa alla illustrazione di passi di autori preferiti (Schopenhauer, Nietzsche, Cioran) e al disegno erotico.

In questi anni si esprime con maggiore intensità l’attività pubblica di Carlo Zara con la partecipazione a varie mostre

Al finire degli anni 80, a neppure 50 anni, si ritira praticamente a vita privata nell’appartamento – studio, ma anche prigione come rappresenta talvolta nei suoi disegni (vedi le tavole dedicate a “via Redi,12”), dove, tranne sporadiche eccezioni, passa le sue giornate ascoltando musica, leggendo e principalmente dipingendo.

Questo suo vivere si manifesta dal punto di vista della produzione artistica nel totale abbandono a partire dagli anni ’90 dell’arte figurativa, passando esclusivamente all’acrilico e alla pittura informale.

Dopo anni di malattia, debilitato nel fisico e nel morale, nonostante l’aiuto e il sostegno di alcune amiche, muore in casa il 21 luglio sfinito dal gran caldo dell’estate 2015.

 

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