Si è cercato di dare visione del percorso, dell’evoluzione artristica di Giancarlo Navarrini, pur nella carenza di riferimenti cronologici (l’Artista infatti è contrario, forse giustamente, a datare le sue opere perché non vuole incasellarle in un tempo determinato), e per questo nel pur limitato spazio espositivo sono state suddivise, raggr05uppando primariamente il ciclo dei preti e cardinali e via via le successive elaborazioni: si evince dalla visione diretta delle opere, una sua progressione, una apertura che non viene codificata in un nuovo sistema, ma fa si che ogni soggetto destinato ad assumere forma pittorica venga costituito ogni volta ex-novo, prodotto del momento in cui l’artista vive ma anche sospeso nel tempo, come la mancanza delle date vuole appunto riaffermare.
Un filo lega tutto il percorso artistico di Giancarlo Navarrini, quel filo, bisogna pur dirlo, si sviluppa lungo un itinerario complesso, che segue, o meglio ricalca con precisione, gli sviluppi e le modificazioni delle idee dell’artista, e dei suoi sentimenti: la sua vicenda umana.
Come tutto ciò che vale, Giancarlo Navarrini avanza con passo leggero. Ha il dono di scivolare tra le cose e la loro rappresentazione, tra le immagini, all’interno del plasticismo delle figure. Con la sensibilità sviante della memoria, usa la sua libertà di pittore per lasciar regnare il rapporto con il non-visibile, sul filo della reminescenza.
Già Tono Zancanaro, che lo aveva presentato nelle prime mostre personali, aveva argutamente osservato fina da quei primi lavori che in Navarrini esiste una continuità con il passato lungo il filo della memoria, che non viene interrotta ne rinnegata, ma “giustamente” collocata.
Colpiscono i ritratti dedicati agli uomini di chiesa, presi non già nell’espletamento della loro alta missione, ma nella miseria esplicata dall’essere comunque uomini, con tutti i limiti e le debolezze degli uomini, quindi con le paure, le invidie, e purtroppo … l’età.
Colpiscono i ritratti, volti di donna come nostalgia, ritratto della stessa donna, ripetuto, insistito. Il ritratto si sviluppa per versanti diversi, sia come riferimenti stilistici ma soprattutto dal punto di vista poetico, a riprova e riconferma che ogni ritratto non è altro che uno scavo interiore, un io espresso attraverso l’altra, in definitiva un autoritratto, a volte riscoperto, quasi per avventura o con disperazione, a volte cercato ansiosamente per ritrovarsi, a volte infine tradotto in una espressività che si fa chiave di più profonde tensioni spirituali. Torna alla memoria il racconto di Borges dedicato al suo autoritratto, ri-composto attraverso brandelli sparsi, eseguito quasi senza la consapevolezza e il controllo del risultato finale.
20Le opere di Giancarlo Navarrini sono senza data, perché così vuole l’autore, e quindi senza tempo (e anche senza riguardo, forse giustamente,  per gli interessi di critici, cronisti e storici): è dato all’osservatore fissare la scansione temporale dei dipinti, e questo avviene non sulla realtà cronologica ma sulla necessità di chi vede, che adatta alle sue esigenze e sensibilità il percorso dell’artista, facendolo diventare suo.
Le fasi dell’evoluzione artistica di Giancarlo Navarrini lo hanno portato dalla esaltazione della memoria alla necessità di afferrare a tutti i costi nella sua opera ciò che appare essere la realtà. Man mano che la sua visione si evolve germogliano i semi del dubbio, e l’artista, come gli alchimisti in attesa della sospirata alba, si accorge che l’intima natura del ricordo gli sfugge. È nella coscienza di questo indebolirsi della memoria, che per fortuna è nella natura umana dimenticare i dolori, la necessità di una cesura con il passato, di variazione non solo stilistica e cromatica, ma di sostanza.
Questa rottura stilistica e cromatica è stata effettuata in tempi recenti, sentendo l’autore la necessità di voltare pagina, di dare un taglio con un passato dolce e doloroso, premuto dalla necessità di nuove esperienze, non solo tecniche e stilistiche, ma soprattutto di contenuti: in questa rassegna uno spazio è stato dedicato alle rimembranze, non secondario l’accenno ad un ciclo come quello dei prelati, preti e cardinali, a dimostrazione di una passione anche civile.
Si nota in queste opere recenti una razionalizzazione dell’uso del colore che inizia già sulla tavolozza, con passaggio dai colori pastello usati precedentemente, a riprova della dolcezza dei ricordi, a tonalità più intense. I colori usati dall’artista nelle ultime opere sono meno pastellati, esiste una minore armonia nei toni a vantaggio del colore con un contrasto più duro, forse perché rappresentazione più vicina alla realtà della vita.
In queste opere di Navarrini la bellezza è percepita dai sensi ma è riconosciuta e compresa dall’intelletto, anche se così i sensi sono resi spesso meno sensibili, diventando però giusti su tutte le cose. Anche i nudi di Navarrini sono casti, mostrati ma non esibiti.
È un andare verso una nuova gioventù.