acrilici 08Il titolo è stato voluto dalla stessa Rita Vitaloni per mantenere viva nella memoria, anche nella memoria collettiva, una dolorosa fase della sua vita ricordata brevemente nella sua autobiografia, e riaffermare una volontà di riscatto che si manifesta e realizza attraverso l’arte, utilizzando principalmente, ma non solo, lo sfruttamento di forme e colori che caratterizzano la grande stagione dell’informale.
Vitaloni per la realizzazione delle sue opere non utilizza strumenti tradizionali, come matite carboncino china olio acrilico ecc, o meglio queste sono possibilità utilizzate per un completamente, un ritocco finale, una personalizzazione che porta alla nascita di monotipi, di opere uniche.
La progettazione e la realizzazione delle opere di Rita Vitaloni avviene con le più moderne tecnologie della computer art, che già di suo permette variazioni infinite sulla stessa “struttura” di base, e quindi un numero infinito di varianti, di opere uniche, e della stampa con il plotter.
Walter Benjamin nel suo saggio “L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica”   sostiene che l’introduzione, all’inizio del XX secolo, di nuove tecniche per produrre, riprodurre e diffondere, a livello di massa, opere d’arte ha radicalmente cambiato l’atteggiamento verso l’arte sia degli artisti sia del pubblico.
La riproduzione ripete l’opera ma non le toglie l’autenticità: da circostanza unica l’opera d’arte si trasforma attraverso la moltiplicazione delle riproduzioni; lo spettatore diventa pubblico e lo spazio non vincola più il tempo della fruizione.
L’affermarsi di tecniche come il cinema (oggi arrivato al 3D al Blue Ray), la fotografia (ora al passaggio da analogica a digitale) o i dischi (sia in vinile che in DVD) hanno profondamente modificato il concetto “tradizionale” di “autenticità” dell’opera d’arte. Infatti, queste tecniche universalmente affermate permettono un utilizzo nel quale non esiste distinzione tra fruizione dell’originale e fruizione di una copia. Per esempio se guardiamo un film o una fotografia, ascoltiamo musica, questa distinzione non esiste: la loro fruizione avviene mediante utilizzo di copie assolutamente perfette ed identiche fra loro che vengono proiettate - viste contemporaneamente - ascoltate in luoghi diversi.
Lo spazio non è più un luogo di utilizzo comune del tempo, nessun utilizzatore ne fruisce in modo “privilegiato” rispetto ad un altro. digital arti 10
Walter Benjamin, morto nel 1940, non aveva conosciuto il computer e le possibilità che esso presenta non solo nel campo della riproducibilità ma anche e soprattutto sul terreno della creatività artistica. All’utilizzo di telai o lastre metalliche o negativi fotografici si sostituisce la striscia lasciata da un fascio di elettroni sul monitor, oggi in via di sostituzione con tecniche più veloci e potenti, e meno dispendiose in termini energetici.
Il lavoro di Rita Vitaloni è il risultato di un mix di elaborazione fra fotografia, grafica e computer art, il prodotto digitale finito viene quindi stampato su pannelli un adeguato supporto dando quindi la possibilità di creare un numero illimitato di originali, e date le possibilità offerte dal mezzo tecnico gli originali possono anche essere unici, differenziati fra loro per colori, tonalità, segni lasciati dalla striscia creata dall’autore; oltre naturalmente alle variazioni portate dall’artista che creano comunque dei monotipi, delle opere uniche.
Il progetto nasce da un segno, da un colore, elaborato graficamente con l’uso del computer, creando effetti luminosi a volte con intenzionalità tridimensionali. In ogni opera si nota che il gesto crea delle curve, dei segni ad arco, e non a caso: il segno a forma di arco è un segno basilare, segno quasi per antonomasia, che nel suo sviluppo e nella sua interruzione lascia come aperta la possibilità di nuovi sviluppi.
Proprio nel cambiamento di velocità operato dall’utilizzo del computer per la creazione e/o modificazione della configurazione dei segni creati dalla striscia, la loro composizione in una precisa trama geometrica, in un percorso solo apparentemente caotico, Vitaloni riscopre l’anima segreta dell’immagine in costruzione e il codice sistematico dei viaggi della pennellata elettronica nello spazio in continua e persistente espansione. In questo spazio, le forme, curve, rette, crocifisse, inchiodate, a strappo, a taglio, convergono a tracciare il confine dell’incertezza, ad assorbire il microcosmo di segni aggrumati in un punto, a nascondere pieghe oscure che un tratto solca attraversando come un lampo la superficie.
La sua predilezione per la materia ed il colore la spingono a spostare la sua ricerca verso l’utilizzo delle nuove tecnologie digitali sfruttando a fondo le capacità di elaborazione del personal computer, e la conseguente possibilità di rielaborazione e variazione infinita di un’immagine, e la riproduzione con plotter. Completando poi ogni singolo lavoro con interventi personali con matita, acrilico, o altre tecniche.
L’intento è di dare una personale visione della realtà, del mondo che ci circonda, apparentemente sempre uguale. Ed ecco l’utilizzo di immagini “diverse”, non figurative, fluttuanti, irreali. Ma vere e veritiere.
foto 01La naturale attrazione per la vita e i suoi colori spingono Rita Vitaloni ad esplorare il mondo della pittura, in una ricerca che fa esplodere la sua creatività abbracciando stili e tecniche differenti, con l’esigenza di far incontrare il suo lato spirituale e concettuale con quello più ruvido del quotidiano che la portano a realizzare, per i propri lavori, anche superfici
Sopra tutto si afferma nei suoi lavori la chiara indicazione di un superamento della forma in quanto disegno compiuto, ma anche concettualmente pensato. Tutto viene attuato da presenze non formali, ma con proprie logiche di aggregazione, dove si nota una costruttività senza geometrie e senza progetto, il colore trova delle proprie strutture e la pittura non formalizzata si lega ad un concetto di spazio come tonalità. Vitaloni procede nel suo percorso artistico fortemente voluto e cercato sapendo che l’incertezza (come richiama il titolo …) è un elemento indispensabile dell’esperienza e che la stessa pittura ha una ragione d’essere solo se rischia la propria cancellazione.
Le armoniche composizioni di Vitaloni si frammentano, le forme si frantumano, si rimpiccioliscono, si addensano in formazioni più complesse e articolate. I colori si fanno più acidi (il verde del giardino dei colori), più violenti. Si ricerca sempre e comunque un’armonia, ma si tratta di un’armonia non classica e apollinea ma più audace, scomposta. La destrutturazione della forma sembra rifarsi ad un diverso immaginario che riscatta e trasfigura quello derivante dalla consuetudine col computer e con internet. I titoli sono poetici ed indicativi lasciando spazio ad indicazioni di precisi luoghi geografici sinteticamente allusi.
Un aspetto peculiare dell’attività artistica di Rita Vitaloni è il recente interesse per la fotografia, dove per l’autrice fotografare non è un semplice immortalare di avvenimenti e nulla più: è creare uno specchio dell’arte capace di cogliere la realtà nella sua magia effimera.
Le foto di Vitaloni riprendono luoghi della memoria, stati d’animo, tensioni emotive …
È luce la materia di cui sono fatte le fotografie di Rita Vitaloni. Luce allo stato puro. Luce-colore. Laddove il colore e la luce sono colti con tale sapienza tecnica e di composizione da sembrare altro da se. Da sembrare pittura su tela dove la trasparenza è il tema ricorrente di queste opere, che si presentano quindi al nostro sguardo come un vero e proprio ciclo tematico, anche stilisticamente coerente.
O che si squadernano ai nostri occhi come una serie di capitoli di un unico ampio, articolato racconto.
Occorre evitare di cadere nella trappola di pensare che il lavoro di Rita Vitaloni sia un’espressione “spontaneistica”, non filtrata né meditata da strutture significanti: niente affatto. In questo caso non è la rappresentazione della realtà, la raffigurazione, la “Mimesis” a mediare l’espressione, ma le regole più generali e portanti del linguaggio pittorico: la composizione delle forme o delle masse informi, l’accostamento dei colori, e così via. Disegno e colore allo stato puro e assoluto nel duplice aspetto sintattico e lessicale.

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