Ilaria Rezzi espone i suoi collages a Padova, in una mostra personale organizzata da Manlio Gaddi.

Il Collage ha un’antica storia nella mia vita di pittore. Ho cominciato quasi naturalmente a praticarlo a Djibouti, a Rovigo e nel cinquantasei con le vecchie riviste Futurismo che mi passava Angelo Prudenziato, con riproduzioni di opere di Tono Zancanaro, pubblicità di varia natura e situazioni politiche ritagliate con ingenuità dai giornali.

Manlio Gaddi, nella casa paterna di viale Eritrea, esponeva in fondo al corridoio un mio collage dei primi anni sessanta.

Continuo a praticare questa disciplina e credo in qualche modo di avere influenzato Ilaria, che frequenta il mio studio. Questi miei lavori però non le piacevano più di tanto ed è stata una grande meraviglia vederla praticare il collage.

Cominciai così a procurarle riviste di ogni tipo, che lei pazientemente ritagliava in maniera completamente diversa da come normalmente avrei fatto io. Ritagliava immagini di oggetti, ritratti, situazioni colorate, frammenti di situazioni legate al colore e alla composizione per andare a formare, come tessere di un mosaico, l’immagine che si era prefissata.

Ilaria adopera il collage come, da pittrice, adopera la tecnica a olio, a tempera, ecc.

Il collage di Ilaria non è tradizionalmente legato alla storia e al gusto del Collage. Esistono una forma, un gusto legati alla tradizione e la tradizione purtroppo entra anche nell’avanguardia in situazioni codificate.

Ilaria, nel sistemare le sue tessere ritagliate, riproduce anche dipinti classici.

Nel Caravaggio di San Luigi dei Francesi, ad esempio, dà la vita di oggi a un antico dipinto. Ricordo una sensazione di immagine quando, uscito dall’Accademia di Belle Arti dove il lavoro era esposto, rivedevo il dipinto del Merisi nei giornali esposti di un’edicola, mossi dal vento. Questa sensazione mi ritornò altre volte alla mente di fronte ai lavori di Ilaria.

Ilaria è una studiosa attenta delle sue tessere ritagliate, le ridisegna e le dipinge a olio, facendo un dipinto del suo collage, una sorta di contaminazione. In pratica riscrive in pittura il collage.

Sarà mio compito capire meglio questa sua ricerca e in quanto al suo amore e fervore voglio trascrivere le parole di Guttuso che ebbe a scrivere per me nel sessantadue:

“Raramente ho visto in un giovane un più furibondo e ostinato amore per la pittura, un più appassionato desiderio di definire figurativamente i sentimenti”.

Mettendo a posto lo studio, cioè “desmisciando carte” come soleva dirmi Tono (e adesso io sono arrivato a quell’età), sfogliando un libro su Carrà, ho trovato, a proposito di collages, un foglietto di questi che si incollano come appunto che diceva:

“Ho creato in me varie personalità. Ogni mio sogno, appena lo comincio a sognare, è incarnato in un’altra persona che inizia a sognarlo, e non sono io. Sono la scena viva sulla quale passano svariati attoriche recitano svariati drammi”.(F. Pessoa)

In questo testo di Pessoa c’è tutto il mistero dei collages di Ilaria.