13Quella di Rosa Pereira è una pittura d’azione, e come tale ha abbandonato ogni rapporto di significazione con la realtà. La sua pittura si mostra per quello che è e si affida solo a sé stessa, si completa nella gestualità della creazione dell’opera, nella scelta dei colori, non cerca altrove il proprio senso e la propria ragion d’essere. Non si nasconde dietro un tema convenzionale e non cerca di stupire proponendo soggetti inediti, ma si mette in gioco direttamente. E per far questo punta su due elementi da sempre costitutivi del dipingere: il segno, che non è disegno, e il colore. 0, per meglio specificare: il gesto-segno e la materia-colore. Il segno e il colore che liberati dalla necessità di una rappresentazione figurativa, e più in generale da necessità icastiche esprimono solo, o cercando di esprimere, emozioni o altro nella maniera più diretta e immediata possibile. Ma non si tratta di un modo di esprimersi “spontaneistico”, non filtrato né mediato da strutture significanti: nient’affatto. Il lavoro di Rosa Pereira non consiste nell’uso della rappresentazione della realtà, la raffigurazione, la “Mimesis”, a mediare l’espressione, ma le regole più generali e portanti del linguaggio pittorico: la composizione delle forme o delle masse informi, l’accostamento dei colori, e così via … insomma il disegno e il colore allo stato puro e assoluto, nel duplice aspetto sintattico e lessicale.
Per dirla con altre parole, l’Informale è Pittura allo stato puro.
Occorre insistere sul fatto che quella di Rosa Pereira non è assolutamente il frutto di un’espressione completamente “libera” e senza regole. Al contrario forse: l’assenza di rapporti con una realtà da raffigurare e con la quale relazionarsi, toglie ogni possibile stampella alla pittura, ogni alibi, ogni scorciatoia, e ogni motivo di distrazione. E costringe l’artista ad un maggior rigore, ad una maggiore padronanza tecnica, ad una maggiore maestria compositiva. Non c’è nessun soggetto nel quadro che possa attirare l’attenzione del fruitore e risultargli piacevoli in modo da fargli accettare di conseguenza anche il quadro, nulla che possa sedurre i sensi e l’intelletto del fruitore al di là del puro e semplice gioco dei segni e dei colori.
L’informale rinuncia all’elemento cardine della pittura figurativa: il disegno.
Il disegno, la linea, il contorno che definisce le forme, quali che siano, viene individuato come elemento “razionale” che finisce per limitare, ingabbiare, la forza espressiva tellurica della materia-colore.
Da Kandinsky, Mirò fino a Picasso: tutti i grandi protagonisti delle Avanguardie sono sovente anche grandi “disegnatori” e usano la loro spesso straordinaria maestria nel disegno per reinventare il disegno stesso in chiave contemporanea, ma senza mai rinunciare ad esso e alla sua griglia portate nella strutturazione e nella composizione del quadro. Molti grandi protagonisti dell’informale sono dei virtuosi del disegno, ma rinunciano ad esso per fini espressivi. Ed è una rinuncia che pesa e che ha un valore più grande: per la prima volta nella storia dell’arte si contraddice apertamente al precetto leonardesco secondo cui il disegno è alla base della pittura. Anche sotto questi aspetti l’informale è una vera e propria rivoluzione.
Visitando il sito internet di Rosa Pereira (www.rosapereira.com) è possibile, sia pure per sommi capi, seguirne l’evoluzione stilistica a partire dal 2001, con la genesi legata ad una figurazione che già tende alla dissoluzione ella forma, cosa che si concreterà negli anni successivi, pur permanendo residui di figurazione. La scomparsa della forma riconoscibile sarà tale solo a partire dal 2004, anche a seguito della comparsa di una geometrizzazione delle opere. Curioso notare come dall’anno 2006 nelle opere di Rosa Pereira compaia l’immagine dell’occhio, che continuerà la sua presenza anche negli anni successivi. Restando l’informale il suo terreno d’azione preferito, dal 2010 Rosa Pereira si occupa anche di scultura, collage a apre ai nudi femminili.
Purtuttavia la tela, l’opera di Rosa Pereira acquista senso solo (o prevalentemente) in quanto risultato di una azione. L’Azione del Soggetto è la cosa più importante: il prodotto dell’azione, l’opera passa in secondo piano.