IxchelIxchel, o Ix Chel, dea della terra e della luna, patrona dei tessitori e delle donne incinte.
Ixchel è raffigurata dai Maya come una donna che indossa una gonna con le ossa incrociate; in cielo ha come assistente un serpente, creatore di tutte le acque. Anche la dea è spesso rappresentata con una grande brocca piena d’acqua, che rovescia per inviare inondazioni e forti temporali sulla Terra.
Molti sono i miti che circolano attorno alla dea, uno dice che il Sole era il suo amante, ma molto geloso, e questa gelosia ha portato Ixchel a nascondersi nella notte per poter rimanere invisibile ogni volta che il Sole sorge; questo le permette anche di portare la sua assistenza alle donne durante il parto.
A noi piace di più pensare che suo marito era la Luna, il benevolo dio Itzamnà.
Nella mitologia maya Itzamnà è governatore degli dei, a volte visto anche come dio del sole, del mais, della scrittura e delle arti. Itzamnà è la più antica divinità del pantheon maya, e fu la principale divinità maya fino all’800 d.C., quando, dopo l’invasione degli Aztechi, fu soppiantato dal dio Tezcatlipoca. È rappresentato come un sereno vegliardo, ma Guikni lo raffigura forse più correttamente come un bel giovane vigoroso.
Infine altra divinità è Xochiquetzal, o Ichpuchtli, secondo la mitologia azteca,ed è il nome della dea dei fiori, della fertilità, dei giochi, della danza e dell’agricoltura, oltre che degli artigiani, delle prostitute e delle donne incinte. Secondo alcuni sposa di Xochipilli, secondo altri invece sua sorella gemella.
Tre opere per tre divinità: importanti per introdurre alla lettura dell’opera di Guikni, nata in Messico e quindi attenta alla cultura messicana, anche se afferma di non cercare riferimenti nei grandi artisti della sua terra come Diego Rivera, David Alfaro Siqueiros, Rufino Tamayo, María Izquierdo, Roberto Montenegro, Fernandez Ledesma e naturalmente Frida Khalo.
L’arte è strettamente legata alla latitudine in cui nasce. Clima, colori, temperamento del luogo influenzano le forme e ancor più i colori. Guikni e la sua pittura sono figlie del Messico e sono un’esplosione di colori caldi rinfrescati da verdi tropicali e blu ultramarini.
La ricerca della dea Ixchel, di origine Maya, è partita dall’interessa di Guikni per i tono caldi, un po’ sabbiosi che richiamano la terra messicana, dal suo interesse per l’inserimento di simboli vitali come il Sole e la Luna, entrambi legati a cicli di fecondità. Proprio partendo da questi temi è nato, l’artista dice senza pensarci, il tema delle divinità Maya e Azteche.
In realtà, se è vero che Sole e Luna sono elementi importanti nelle sue composizioni, è altrettanto vero che l’interesse per le due culture era già presente in molte delle sue opere precedenti, come Il tempo del 2009 o La prima luce del 2010 o La Bambina con le piume del 2012.
Di fronte a questi dipinti intensi e palpitanti di vita, amore e gioia gli occhi si riempiono di colori che resteranno con noi a lungo, anche perché la pittura messicana non è che sia così conosciuta in Europa.
Dipinge con la curiosità di chi vuole capire, al centro del suo lavoro la figura umana, spessissimo la donna, soggetti meravigliosi, sconosciuti ai più, colorati, succosi i ma anche carichi di significati simbolici, spesso neanche tanto velati.
Le pennellate sono sicure ed energiche, plasmano un mondo palpitante e intenso, una realtà vivida.
I colori sono orgogliosi della propria vitalità, accesi o sommessi, concordi col fascino delle forme e apprensivi nei contenuti.
Fin da giovane emerge come artista plastico, dipingendo temi di carattere fantastico e surreale, e sviluppando uno stile, basato sul realismo, ma non realista, e ispirato alla tradizione precolombiana centroamericana.
Si distingue per la sua tecnica, dal tratto preciso e severo, a volte crudele, e dai colori virulenti ed energici, talvolta disturbanti, almeno per la cultura europea..
Le sue opere sono aggressive e dinamiche, tutto è in movimento, non solo i corpi ma anche gli oggetti, il mondo vegetale, la stessa atmosfera. Questo dinamismo è reso grazie alle linee, ora nere e ora colorate, e al colore che, attraverso forti contrasti e un sapiente utilizzo della luce e del chiaroscuro, enfatizza al massimo il tratto.
È un’artista complessa, profondamente legata alle sua terra ed alle tradizioni del suo popolo; i soggetti sono ricchi di simbologie, e risentono di diverse influenze,
Guikni ha voluto creare un’arte pura e precisa, chiara nei suoi obiettivi, analitica in tutti gli aspetti positivi dell’età precolombiana. Dedica il suo tempo a dipingere le sue fantasie che trasforma in favole pittoriche. Essa non trasforma la realtà, la inventa: la ripesca nella memoria, anche ancestrale, e si trasforma in dialogo con la tela. Accade che le fila della elementare logica della realtà  si spezzano e Guikni ne tesse un’altra, tutta sua, per virtù non tanto, o non solo, di ricordi, ma di fantasia.
Guikni vede solo ciò che immagina
La fantasia delle figurazioni realizzate è anch’essa un incrocio veramente stupefacente che nessuno saprà bene dire quanto sia casuale e quanto sia voluto, quanto venga per strade misteriose e incontrollabili e quanto venga invece da reminiscenze più o meno consapevoli.
Il surrealismo della Guikni è tale per cui è molto difficile trovarne di simili nella schiera di coloro che lo praticano. In essi i residui del reale s’avvertono sempre; nella Guikni mai, perché non si tratta già di una realtà residua ma di tutta la realtà ricreata dalla fantasia solitaria che non ha più contrassegni visibili; ma è tutta favola o tutta poesia.
Le scene non sono reali e non sono surreali, sono sognate e quotidiane, sono antiche, fiabesche, oniriche, attuali ed assurde
Ciò che è certo è che la sua immaginazione di soli brucianti o di macchie vibranti di verdure e di fiori firmano le sue opere. Etica di un mondo sfuggito ai tormenti dell’attuale, e che con questo salto in sorta di Divino riporta una fede con un apporto leggendario, forse maya, in ogni caso sud o centro americano, che prolunga e ringiovanisce l’arte messicana.
Che cosa dire di fronte ai quadri di Guikni? Specialmente in pittura spesso si assiste a manifestazioni delle quali sarebbe inutile tentare una ricostruzione: di dove vengono, che cosa sono? Meglio soffermarci, guardare, meravigliarsi ed accettare il mistero della loro genesi.