L’idea che la musica sia un mezzo potente per penetrare nei segreti più profondi dell’Universo è stata formulata sin dai tempi più remoti. Molti miti della creazione collocano all’origine del mondo una vibrazione sonora, come la risata o il grido di Toth in Egitto, o la parola del Veda in India; analogamente, il Vangelo di Giovanni inizia con il celebre incipit “In principio era il Verbo”. Le culture più diverse indicano quindi all’origine dell’universo un suono, o una parola, o un canto (M. Schneider. Il significato della musica. Rusconi, Milano, 1970).
La musica, cantata o strumentale, può essere vista come un’eco della vibrazione sonora all’origine dell’Universo e quindi come mezzo di conoscenza e di elevazione. Anche la teoria del BigBang postula che all’inizio ci sia stata una vibrazione casuale.
Da sempre la musica è associata alle circostanze della vita umana, dalle più solenni alle più intime, grazie a precise valenze simboliche e allegoriche la voce umana e gli strumenti musicali hanno accompagnato alcuni grandi temi della mitologia classica. La musica è stata associata a tutti gli argomenti, come ad esempio le età dell’uomo, il cui decadimento fisico è stato mirabilmente interpretato da un cartone animato di Bruno Bozzetto in Allegro ma non troppo (1977) riprendendo il titolo e la musica di un’opera di Claude Debussy: “L’après-midi d’un faune”.
Nel mondo greco, e Tono è stato grande studioso di questa classicità, le quattro corde della lira di Apollo corrispondevano ai quattro elementi (la corda più bassa alla terra, la corda di re all’acqua, la corda di sol al fuoco e quella di la all’aria (R. Steiner. L’essenza della musica. Trad. it. Editrice Antroposofica, Milano, 1993).
O Buon ApolloÈ confrontando le armonie apollineee con quelli che dovevano essere i ritmi sfrenati delle baccanti dionisiache che Tono realizza le linee del Buon Apollo con la lira per le illustrazioni del Paradiso della Divina Commedia, e gli sfrenati ballerini del Madisonico Madisonico twistTwist pensati frequentando la vita notturna della riviera romagnola,  di Cesenatico in particolare.
La distinzione fra il piano teorico della musica e i suoi aspetti esecutivi viene trasposta in immagini che visualizzano il concetto di “armonia delle sfere” proposto a partire da Pitagora (Platone (Repubblica, X, 615) precisa che le sfere celesti si muovono grazie alle melodie delle sirene, in base alla volontà della dea Necessità) per raggiungere il massimo sviluppo nella cosmologia di Johannes Kepler che supera il modello statico di Copernico a favore di un modello dinamico che trasforma le orbite da circolari ad ellittiche, e quindi ogni pianeta non ha un singolo suono ma in intervallo la cui nota più grave corrisponde alla velocità minima e quella più acuta alla massima.
Nel film “Il tredicesimo guerriero”(regia di John McTiernan, anno 1999) il grande grosso e coraggioso, ma analfabeta e non sciocco vichingo chiede al piccolo arabo Ahmed Ibn Fahdlan:” Sai disegnare i suoni?”.
Disegnare il suono, trasformarlo in grafia cioè rappresentare le parole nella scrittura. Ma il suono non è solo parola, creato dalla vibrazione di un corpo in oscillazione attraverso il timbro permette di distinguere un suono da un altro, consente all’ascoltatore di identificare la fonte sonora, rendendola distinguibile da ogni altra.
La musica ha da sempre fatto parte della vita di Tono, che era solito ascoltare musica sinfonica e opere durante il suo lavoro di “operaio dell’arte”, e la sua collezione comprendeva centinaia di dischi a 33 giri prima e di musicassette poi. Grande fu la sua gioia nello scoprire prima, con i dischi in vinile, il cambio disco automatico, e successivamente con l’avvento delle musicassette sia la possibilità di ascoltare i due lati del nastro senza doversi alzare, e poi la possibilità di inserire in apposito marchingegno una decina di cassette, che coprivano tutto l’arco della giornata.
Ottavia - tutta nerissima con grande ferita Per questi motivi la musica trova trasposizione visiva nell’iconografia zancanariana, molte opere sono di soggetto allegorico e colpiscono per il rigore dell’impianto architettonico e l’eleganza dei personaggi raffigurati, quasi sempre figure femminili danzanti. Ad uno sguardo attento, si scoprono nei disegni molti elementi simbolici propri dell’universo zancanariano. Allegorie così complesse possono verosimilmente essere comprese solo da chi conosceva molto bene e l’Artista e il suo mondo, la maggior parte degli spettatori apprezzerà le qualità estetiche dei disegni, ma solo pochi iniziati sono in grado di penetrare nel significato profondo di queste opere. Basta guardare i bozzetti e le opere realizzate per le scenografie ed i costumi delle molte opere a cui ha lavorato, dalla Fenice di Venezia alla Scala di Milano, dal Politeama di Palermo al teatro di Torre del Lago – Puccini per citare alcuni luoghi deputati: tutti questi lavori sono pieni di riferimenti personali, culturali, simbolici.
La lettura delle opere di Tono Zancanaro è frequentemente facilitata dall’inserimento nell’opera stessa di scritti, Canto caruso (fa sentire silenzio)cartigli, didascalie che esplicitano luoghi, situazioni e personaggi; si veda ad esempio l’opera a fianco dove una dicitura sotto alla figura centrale riporta: “Canto caruso (fa sentire silenzio) le pause – l’intensità” con riferimento alla composizione di Sylvano Bussotti presente nello stesso foglio. Bisogna però fare attenzione a queste scritte, che possono anche essere fuorvianti piacendo a Tono i giochi di parole, che lo hanno portati spesso ad inserire nei fogli (particolarmente, ma non solo, nei lavori del ciclo del GIBBO e dei DEMOPRETONI) dei veri e propri calembour.
Il suonatore ciecoMolti strumenti musicali sono inseriti in opere di Tono, e questi strumenti non sono mai silenti, ma suonati come nel Levanico concertino, o da un Suonatore cieco che chiede l’elemosina o, dal mare che si avanza tra i sassi sulla spiaggia e si ritira, in un movimento perpetuo e canta La musica dei sassi suonati dal mare come riporta la scritta. A volte gli strumenti sono umanizzati, come il violoncello (o almeno così pare) che si vede nel foglio Poareti in via Savonarola, fatto alla maniera rosaiana; in questo foglio compare anche, forse per la prima volta, la scritta GIBBON.
La presenza in opere di artisti di strumenti musicali silenti di solito richiama il concetto di Vanitas e sottolinea la consunzione cui è destinato l’universo tangibile, consunzione nellaConcertino levanico in Pra’ quale Tono non credeva, legato alla vita ed all’”Uomo figlio e padrone della ragione” (T. Zancanaro: Autotono. Catalogo Mostra Antologica di Ferrara, Palazzo dei Diamanti, 1972.)
Ma anche il silenzio è un canto, come dimostra appunto il citato Canto caruso che fa sentir silenzio.
La musica ed il canto non sono solo quelli “colti”: sinfonica, da camera, opera lirica e simili. Esiste, anche qui da sempre, un mondo popolare, che non è solo quello delle canzonetCante in piassa, per Antenore Forestate e dei balli, come il Madison ed il Twist già ricordati da Tono con molte incisioni di cui una pubblicata nelle pagine precedenti. Esisteva tutto un mondo popolare che si raccoglieva attorno al cantastorie, figura tradizionale della letteratura orale e della cultura folklorica, artista di strada che si spostava nelle piazze e raccontava con il canto una storia: antica, spesso in nuova rielaborazione, spesso riferita a fatti e avvenimenti contemporanei. Le storie narrate entravano a far parte del bagaglio culturale collettivo di una comunità.
I cantastorie accompagnavano la “Cantata” con uno strumento: di norma era la chitarra, ma ne usavano anche altri, come la fisarmonica (o la lira). Si aiutavano con un cartellone su cui veniva raffigurata la storia, descritta nelle principali scene. La loro opera veniva remunerata con le offerte degli spettatori o con la vendita di foglietti volanti, su cui era descritta la storia.
Il carattere e la cultura di Tono è vicino ai cantastorie, ed a loro, in particolare all’amico poeta Antenore Foresta (pseudonimo del farmacologo Egidio Meneghetti), dedica molti dei suoi lavori, fra i quali Cante in piassa riprodotto a lato.

A quattro mani

Una nota particolare meritano i tre gruppi di sette fogli, realizzati nel 1973 – 1974 – 1977, “a quattro mani” da Sylvano Bussotti e Tono Zancanaro.
Si tratta di partiture, e si sa che l’arte dei suoni viene evocata attraverso partiture, di Sylvano Bussotti su cui poi è intervenuto Tono con le sue figure, e volte con un secondo intervento di Bussotti a completamento dello spartito, e per questo definite appunto “a quattro mani” come di una composizione suonata da due pianisti sullo stesso strumento.

Perché tre gruppi di sette fogli?

Il primo pensiero corre alle sette note musicali, ma la suddivisione della scala musicale in sette note non è universale, ed altre tradizioni impiegano scale a cinque o quattro note, e anche a otto note; è possibile che il numero sette sia stato scelto come ordinatore delle note, e quindi del numero di fogli utilizzati ogni volta, per il suo valore simbolico. Le sette note si sono affermate in epoca greca classica, grazie all’opera del musicista Aristosseno, quando la ricordata teoria dell’armonia delle sfere celesti era stata già formulata. I nomi delle note che si usano oggi nei paesi latini (do re mi fa sol la si do), con la variante arcaica ut al posto di do, sono di origine medioevale e derivano da una preghiera di San Giovanni, utilizzata nel XI secolo da Guido d’Arezzo come strumento mnemonico per l’insegnamento della musica: “Ut quaeant laxis/ re sonare fibris/ Mi ra gestorum/ Fa muli tuorum/ Sol ve polluti/ La bii reatum/ (S ancte J ohannes)”.
Sylvano Bussotti è stato vicino a John Cage e alle sue esigenze di superare i “limiti” del pentagramma, impegnato in prima linea a sabotare il sistema di notazione tradizionale insieme al movimento Fluxus, Yoko Ono, Cornelius Cardew, Robert Ashley e Giuseppe Chiari, e questo traspare chiaramente dalla parte prettamente musicale dei tre gruppi di litografie.
Una particolare attenzione merita l’ultimo gruppo, quello del 1977, da Bussotti inserito nel gruppo di lavori chiamati BOB (BussottiOperaBallet) dedicati a Tono per i suoi settant’anni sotto il titolo di Autotono un divertimento (Autotono è il titolo che Tono dava ai suoi autoritratti), pubblicato da Ricordi nel 1978. Nel frontespizio viene ulteriormente precisato:

7 + 7 fogli a 4 mani
bianco e nero per una vita d’artista
(come concerto di danza in scena)

I 7 fogli della partitura bussottiana hanno origini differenti, scrive lo stesso Sylvano Bussotti: “Appaiono, in certuni, differenti le date fra gli angoli: 60, ‘62; 1958 perfino, e con Parigi allora, oggi Venezia; rimbalzando al ‘76 (1977), accosto a sigle sfuggenti e come scivolate tra le pieghe di tracciati ondeggianti; righe fissate con fretta provvisoria ad aspettare quel decennio, assai oltre, quando con Tono iniziamo dei·cicli « a quattro mani ». Subito dopo il suo intervento dalle sue mani le riprendo; e poi letteralmente ne riprendo il segno a cercarne fra gli spazi l’equilibrio pieno che di fisionomia in cadenza renda suono ad ogni figura, o carne, ed ornamento, dalla matrice del suo concreto simbolo.” (S. Bussotti e T. Zancanaro: Autotono, un divertimento. Ricordi, Milano, 1978).
In questa pubblicazione sono presentate sia le partiture originali di Bussotti che la loro elaborazione grafica a cura di Tono Zancanaro: ecco che diventano 7+7 fogli a quattro mani. In aggiunta viene anche presentata la successiva trasposizione litografica realizzando il nero con procedimento fotomeccanico (a differenza degli altri due gruppi disegnati prima da Bussotti e poi da Tono Zancanaro direttamente sulla pietra litografica presso la Bottega del Busato in Vicenza) ed aggiungendo successivamente il fondino colorato, ad impreziosire il contenuto. “Così come l’impaginazione suggerisce, ciascun foglio è a diretto confronto con il suo doppio «figurato e ornato», che vi si rispecchia.” (S. Bussotti, op. cit.) ed accompagnato dalla descrizione-spiegazione-interpretazione musicale delle stesso Bussotti.