Una prima lettura dell’opera di AnnaPaola Gorozpe Perez Pria porta ad un mondo di favole, morbido e accogliente, dai colori caldi che ci riporta alla memoria alcune delle favole più care anche della nostra infanzia.
01Nel caso di AnnaPaola, ogni tentativo di impostare una ricerca formale risulta superata con ferma determinazione dalla sicurezza con cui ella si riconosce in talune situazioni concrete nelle quali sono palesi la fonte della propria ispirazione tematica, sia per i riferimenti, le allusioni, le simbologie delle quali può disporre per concretizzare un discorso corrosivo, sia per la tangibilità dei segni-elementi adoperati nell’interpretazione della propria realtà.
Nelle composizioni di Gorozpe regna una atmosfera metafisica che contiene non solo sensazioni di gioia, ma anche lo sgomento di un mondo destinato alla propria distruzione: quello dell’infanzia e delle favole
Gorozpe si è fatta consapevolmente catturare dal genere della pittura votata al ludico, al modo cioè di dire le cose come in un gioco fatto di piacevoli ammiccamenti, dietro i quali tuttavia di intravede un riferimento per situazioni, certamente non felici, che la contemporaneità ci riversa addosso senza esitazioni; anzi con larga dose di cinismo. In questi quadri di Gorozpe è appunto un richiamo a tempi perduti che, sotto piacevoli immagini, domina la composizione. Chi scrive ritiene, senza poterlo provare, che prima di queste scelte formali, la pittrice fosse adusa ed utilizzare simboli per affermare la sua gioia di vivere, con caratteristiche tipiche della sua terra d’origine.14
Ad accentuare ancora di più, per contrasto, la nota drammatica di tale denuncia, Gorozpe affida ad una serie di composizioni dipinte con delicati toni elegiaci, quasi a significare con essi il suo rimpianto per un tempo ormai inesorabilmente perduto, il suo messaggio di speranza e di recupero: ed ecco le serie dedicate a “Pinocchio”, ad “Alice nel Paese delle meraviglie” con Stregatto (che diviene anche Apestregatto) e Brucaliffo oppure a “Peter Pan” che diventa Re CcccoH con Capitan Uncino ed il Coccodrillo. Immagini che ella vede come in sogno sbiadite, con tonalità dolcemente raffinate e come vagamente ingiallite nel tempo, coi sfondi ora azzurri, ora verde chiaro, ora arancio spento.
Curiosamente i titoli delle favole sono alterati: a volte come in un calembour dove AliBabà diventa Dali Babah che è un gatto in volo su un tappeto magico; altre volte esiste un vero e proprio tentativo di depistaggio come per I giocchi del Re (la doppia “c” è voluta nel titolo) o King Rooh.
07Pittura tendente al surreale, non poteva quindi mancare un omaggio al Maestro per antonomasia, Salvador Dalì, ricordato come un leone ma riconoscibile per i caratteristici baffi nella serie Le Maitre et moi.
Non mancano ricordi più intimistici come i ritratti dei gatti Minou e Minet.
Nostalgia del passato, del tempo che si immagina sempre, nel sogno e nella memoria lontana, più sereno, più buono, più desiderabile del presente? Oppure desiderio inconsapevole e inappagato di un possesso nel quale trovare la pace con il proprio tempo? Forse l’uno e l’altro.
Comunque, desideri e denunce, pensieri e nostalgie che assillano la mente di un’artista, ma che si riscattano sempre sul piano dell’arte, con la nobiltà del colore, con una rigorosa e vigorosa costruzione disegnativa, con una forte e ben calibrata architettura compositiva dello spazio, per divenire quindi, oltreché motivo di meditazione, anche di godimento e di fruizione estetica, che è, in sostanza, l’assunto al quale deve obbedire un pittore.