Le tre opere fondamentali sulla teoria della pittura cinese sono di Gù Kaizhi (344–405) di Wuxi: Sulla pittura, Introduzione a dipinti celebri delle dinastie Wei e Jin e Dipingendo la montagna di Yuntai. Secondo la sua concezione, nel dipingere le persone l’abbigliamento o l’apparenza complessiva contano di meno; decisiva per lo spirito di un ritratto è invece la rappresentazione accurata degli occhi.
Dei dipinti di Gu se ne conservano ancora oggi solo tre: Esortazioni della governante alle dame di corte, La ninfa del fiume Luo e Donne sagge e benevole.
A partire dalla dinastia Tang (618–907) i paesaggi furono il motivo centrale della pittura cinese; si parlava al riguardo dello shanshui, la pittura delle acque di montagna. Scopo di queste opere generalmente monocromatiche non era tanto di realizzare la rappresentazione naturalistica quanto piuttosto di ridestare sentimenti nell’osservatore ed in particolare la sua sensibilità per l’armonia della natura.
In generale si utilizzava in questo caso la stessa tecnica dei calligrafi e si dipingeva su seta o su carta con pennelli a spazzola intinti in inchiostro di china nero o colorato; l’uso di colori da olio era sconosciuto. I dipinti di regola non erano tanto appesi al muro, bensì riposti arrotolati nei mobili e tirati fuori solo all’occorrenza, ad esempio per mostrarli ad ospiti particolarmente in grado di apprezzare l’arte.
Dong Yuán (934–962), un pittore della dinastia Tang meridionale, fu noto sia per i suoi ritratti sia per le rappresentazioni di paesaggi e contribuì massicciamente allo stile elegante che doveva diventare la norma della pittura cinese per i successivi 900 anni. Come molti pittori cinesi si mise a lavorare su incarico ufficiale. Studiò in particolare lo stile di Lì Sixùn (651–716) e Wáng Wéi (701–761) e arricchì la pittura di numerose tecniche come ad esempio il perfezionamento della prospettiva, gli inizi puntinisti come anche il tratteggio incrociato per l’ottenimento di un’impressione plastica.
Del pittore Sui Zhan Ziqián (intorno al 600) si conserva ancora solo un’opera, Ozio in primavera, nella quale le montagne vengono per la prima volta rappresentate prospetticamente. È considerata come la prima rappresentazione-scenografia, una forma d’arte che in Europa sarebbe venuta in
voga solo nel XVII secolo.
A corte si distinse in modo particolare Yán Lìben (600–673), che fu parimenti funzionario e pittore di corte delll’imperatore Tang Tai Zong. Con la sua celebre opera I tredici imperatori, che raffigurava noti sovrani dal periodo Han fino a quello Sui, realizzò i più antichi ritratti conosciuti di imperatori.
Di notevole interesse per lo studio dell’arte pittorica cinese sono gli scritti di Zhang Yanyuan (815 ca. – 877 ca.), tra i primi esempi strutturati di critica d’arte e di estetica della letteratura mondiale, contenenti inoltre parecchie biografie, tra leggenda e verità storica, di artisti che operarono a partire dai tempi più remoti fino alla dinastia Tang.
Sotto la protezione degli imperatori Ming la pittura cinese conobbe un nuovo periodo di splendore. Nel palazzo imperiale fu fondata appositamente un’accademia di pittura e alcuni imperatori si segnalarono come pittori dotati, davanti a tutti l’imperatore Xuande (1399–1435).
Popolari furono in particolare dipinti “narrativi”, con i colori sgargianti, dalla composizione ricca di figure.
Si affermarono due scuole, una delle quali, la scuola Zhe, costituita prevalentemente da pittori di corte professionali, si riallacciava alla tradizione delle accademie della dinastia Song meridionale e animava in particolare lo stile di Ma Yuan. Esponente più importante della scuola Zhe è Dài Jìn (1388–1462). La scuola Wu, sorta verso la fine del XV secolo nella regione intorno a Suzhou, era invece costituita da dilettanti - che godevano di una più alta considerazione sociale -, per lo più eruditi finanziariamente indipendenti. Tra i più significativi esponenti si annoverano Shen Zhou (1427–1509), Wén Zhengmíng (1470–1559), Táng Yín (1470–1523) come anche Qiú Ying (prima metà XVI sec.). La scuola Wu continuava la pittura paesaggistica dei Song settentrionali nonché la tradizione della dinastia Yuan e si riallacciava in particolare all’arte di Ni Zan.
Verso la fine della dinastia comparvero inoltre teorici, in particolare come Dong Qíchang (1555–1636), ai quali risale la suddivisione della pittura cinese in una scuola del nord e in una del sud. Con l’ulteriore sviluppo della stampa a colori furono pubblicati in misura crescente anche manuali illustrati sull’arte della pittura. Il Jièziyuán Huàzhuàn (Manuale del giardino grande come un granello di senape), apparso nel 1679, è ritenuto ancora oggi un’opera fondamentale, indispensabile per gli artisti come per gli studenti.
Dopo il crollo della dinastia Qing nella pittura cinese ebbe luogo una differenziazione fino ad allora non conosciuta. Molti artisti sotto molteplici influenze politiche e culturali si staccarono dai modelli tradizionali e svilupparono stili estremamemte individuali.
I quadri di Qí Báishí (1864–1957) si caratterizzano per strutture semplici e pennellate veloci, abili. Tra i suoi soggetti preferiti si annoverano scenari campestri, attrezzi agricoli, ma soprattutto raffigurazioni di animali e di piante particolarmente efficaci dal punto di vista realistico.
Xú Beihóng (1895–1953) importò tecniche europee nella pittura cinese; è divenuto famoso ad esempio come pittore di cavalli al galoppo. Negli anni 1930 realizzò influenti dipinti come Tian Heng e i cinquecento ribelli, Jiu Fanggao e Pioggia primaverile sul fiume Lijiang. Alle moderne opere dell’arte europea si orientò Lín Feng Mián (1900–1991), a lungo bandito dalla politica culturale ufficiale. Colori sgargianti, forme appariscenti e ricchi contenuti improntano la sua opera.
Più fortemente legato alla tradizione cinese rimase il pittore di fiori e paesaggi Pan Tianshòu (1897–1971). Dei pittori delle accademie della dinastia Song meridionale egli adottò ad esempio i lavori con contrasti acuti e grandi superfici piatte.
L’arte di Fù Bàoshí (1904–1965) si riallaccia da un lato alla pittura erudita individualistica di Shí Tao, ma fu alimentata anche da influenze della scuola giapponese Nihonga. Improntano il suo stile un tratteggio rapido e tuttavia accurato ed una tessitura asciutta, ma d’altra parte anche lavaggi su grandi superfici vuote. Dal punto di vista tematico dominano i paesaggi come pure le rappresentazioni di figure storiche e mitologiche.
Nella pittura di paesaggi si specializzò anche Li Keran (1907–1989). A lui è attribuito il motto “scrivere una biografia dei monti e dei fiumi della patria”. Anch’egli lavorò spesso con superfici vuote e diede grande attenzione al rapporto tra luce e ombra.

08 10 01
dimensioni cm 102 x 35 dimensione cm 132 x 32,5 dimensione cm 67 x 42
06 12 14
dimensione cm 72 x 41 dimensione cm 71 x 40,5 dimensione cm 86 x 54